Decreto Romani, ok del Parlamento ma chieste modifiche su Web e spot

Decreto Romani, ok del Parlamento ma chieste modifiche su Web e spot – LASTAMPA.it

Parere favorevole, con una trentina di richieste di modifica di cui ora il Governo terrà conto prima di riportare il decreto in Consiglio dei ministri. Si chiude così, in Parlamento, l’iter del decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sui media audiovisivi modificando, nella versione originale, diversi punti del Testo unico sulla radiotelevisione e incidendo anche sul Web.

Modifiche che in parte resteranno, come sull’affollamento dei tetti pubblicitari con la riduzione del tetto agli spot per le pay tv. E in parte verranno eliminate, come sulle quote di produzione e investimento nelle opere indipendenti e i diritti residuali. La maggioranza si ritrova compatta nel voto sul parere, l’opposizione resta contraria (per la stretta sul Web e le norme sugli spot) e chiede ora una puntuale applicazione delle modifiche.

In una decina di pagine e circa 30 punti, Pdl e Lega indicano le condizioni per il parere favorevole al decreto, votato stamani in Commissione Lavori pubblici al Senato e nelle commissioni Trasporti e Cultura della Camera e redatto da Deborah Bergamini (a Montecitorio) e Alessio Butti (a Palazzo Madama). In primis, nessuna censura preventiva sul web, «blog, giornali on line, motori di ricerca restano liberi e la responsabilità editoriale non ricade sui provider che ospitano contenuti altrui».

Insomma non vanno ricompresi nella definizione di servizio media audiovisivo, previsto nella direttiva i servizi web che non hanno carattere economico e non sono in concorrenza con la radiodiffusione tv. Restano invece compresi, come detto da Romani nei giorni scorsi, i servizi di video on demand, con liste di contenuti che vengono sfruttati commercialmente. E quella che era in principio un’autorizzazione per l’avvio di attività di un web diventa una dichiarazione di inizio di attività, da richiedere all’Agcom e non al ministero.

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