Le regole nella rete

Le regole nella rete – Repubblica.it

Le regole nella reteLA NOTIZIA ha già fatto in poche ore il giro del mondo. E continuerà a farlo, mentre scriviamo questo articolo, stampiamo questo giornale e pubblichiamo questa notizia. L’informazione on line è immediata, istantanea, in tempo reale. Tanto più quando riguarda direttamente la medesima rete e di riflesso gli internauti di tutto il globo, la grande comunità planetaria dell’universo virtuale. Né c’è da stupirsi troppo che abbia aperto un inedito caso diplomatico fra Italia e Stati Uniti, con l’ambasciatore americano che invoca la libertà di Internet come ultimo baluardo della democrazia.

È la prima volta in assoluto, infatti, che il Tribunale di un Paese si arroga il diritto di giudicare il comportamento dei “signori del Web”: nel caso specifico, i tecnocrati di Google, il motore di ricerca più potente del mondo, il motore dei motori. Condannati per violazione della privacy, non avendo impedito che fosse messo in rete il video choc del minore affetto da autismo picchiato dai compagni di scuola a Torino. Ma assolti nel contempo dall’accusa di diffamazione. Una vittoria, in pratica, per i produttori di contenuti. Uno scandalo per il popolo di Internet. Una sentenza storica, comunque, per tutti.

In attesa di leggerne le motivazioni, proviamo a interpretarne le ragioni. A cominciare proprio dalla duplice valenza del dispositivo: sì alla violazione della privacy, perché si tratta di dati personali sensibili per la diffusione dei quali occorre comunque il consenso dell’interessato; no alla diffamazione, perché (presumibilmente) non c’è al momento alcun obbligo giuridico a carico di Google o di altri soggetti e quindi non può essere contestato l’omesso controllo, come avviene invece per i giornali e gli altri organi d’informazione. (Continua alla fonte)

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